
martedì 31 marzo 2009
Il vinitaly dei produttori

Alternativa Veronese

VinoVinoVino 2009Villa Boschi - Isola della Scala (VR) 2 - 3 - 4 aprile 2009 dalle ore 10.00 alle ore 18.00
Villa Boschi si trova in località Boschi ad Isola della Scala (VR), sulla strada provinciale da Verona a Modena al 14km
Una navetta effettuerà un servizio gratuito per raggiungere comodamente Villa Boschi, secondo il seguente orario:
VINITALY→VILLA BOSCHI VILLA BOSCHI → VINITALY
Ore 9.30 - 11.00 - 14.00 Ore 15.00 - 17.00 - 18.15
La navetta, opportunamente identificata da un cartello con il logo della manifestazione VinoVinoVino2009, partirà dall'area davanti all'ingresso principale del Vinitaly (ingresso Cangrande/Palaexpo).
lunedì 30 marzo 2009
La Barrique di Pasteur

I vini bianchi, i rosati e certi rossi leggeri come il Valpolicella e il Beaujolais sono generalmente migliori da giovani, quando hanno ancora sapore cli uva, profumo e gusto freschi, immediati. Ma il carattere dei grandi vini bianchi e della gran parte dei rossi si esalta solo con l'invecchiamento. C'è in loro una ricchezza di principi che non si risolve rapidamente: acidi e zuccheri, sali minerali e pigmenti, esteri e aldeidi e tannini sono i costituenti di qualsiasi vino, ma i vini buoni ne contengono di più, gli ottimi di più ancora. Per questo i grandi vini hanno tanto sapore. Ma, perché tanta ricchezza di elementi si risolva armoniosamente e il vino acquisti quella speciale fragranza che in analogia con i fiori si chiama bouquet, ci vuole tempo. Tempo e ossigeno.
Il ruolo dell'ossigeno fu scoperto nel 1863, quando Napoleone III incaricò Louis Pasteur di indagare perché molti vini si guastavano ancor prima di arrivare al consumatore, procurando gravi perdite all'economia francese. Pasteur scoprì che l'eccessivo contatto con l'aria promuove lo sviluppo dei batteri dell'aceto, mentre piccolissime quantità di ossigeno fanno maturare il vino perfettamente. Egli scoprì che l'azione dell'ossigeno non è brusca, ma graduale, e che nel vino contenuto in una bottiglia c'è ossigeno sufficiente ad assicurare la buona maturazione del vino stesso per anni e anni. Egli dimostrò ( sigillando delle provette completamente piene di vino o solo a metà) che in poche settimane nelle ultime. dove c'era ossigeno nell'aria, si presentava il sedimento caratteristico delle bottiglie conservate da moltissimo tempo: anche il colore del vino appariva alterato come in seguito a estremo invecchiamento. In effetti, Pasteur aveva enormemente accelerato il processo che ha luogo nelle bottiglie, provando che l'ossigeno nel vino porta quest'ultimo alla maturazione ma, se il processo continua oltre il limite ottimale, il vino si deteriora.
Anche il vino correttamente conservato assorbe ossigeno: durante il travaso o il pompaggio da un fusto all'altro, come pure durante la permanenza in botte. Acquistano perciò importanza lo spessore del legno, le incrostazioni di tartaro all'interno, nonché l'aerazione della cantina. Pasteur riferì di un barile verniciato in cui il vino si manteneva di un paio d'anni "più giovane" che non negli altri barili della stessa cantina.
Oltre che subire maggiormente l'azione dell'ossigeno, il vino in botte subisce anche quella del legno: la vanillina e il tannino del rovere, per esempio, conferiscono al vino, e soprattutto ai distillati, caratteristiche di colore e di profumo del tutto particolari. L'azione dell'ossigeno combinata a quella del legno di rovere fa maturare il vino più rapidamente rispetto all'invecchiamento in bottiglia.Un vino leggero lasciato troppo a lungo nei fusti perde colore e gusto, cioè sbiadisce e diventa secco, piatto e insipido. Lo stesso vino imbottigliato dopo un anno o meno conserva il gusto e la corposità, dura diversi anni più a lungo e forse anche migliora.
Ma, quando un determinato vino raggiunge il suo meglio? Per gran parte dei vini comuni la risposta è molto semplice: ora. Se le caratteristiche del vino da tavola sono freschezza e fruttosità non c'è ragione di conservarlo a meno che non si voglia scoprire che cosa sostituirà la freschezza con il passare del tempo. Per gli altri..... una bella cantina da affinamento e tanta tanta lungimiranza
mercoledì 25 marzo 2009
Taste - stazione leopolda
Avevo detto che ci sarebbero stati 9 fra i più importanti mastri birrai artigianali italiani, con i loro prodotti sia in degustazione che in vendita; e pur conoscendoli quasi tutti, non potevo perdere l'occasione per fare il punto sulla loro attuale produzione.
Considerazione generale: il livello qualitativo della produzione si sta stabilizzando, verso l'alto. Nella fascia alta della produzione cioè, si sono raggiunti livelli qualitativi ragguardevoli; mancava, a mio parere, un po' la continuità, cioè il mantenere stabilimente alto il livello di ciascuna birra, evitando i non infrequenti incidenti di percorso, che davano vita a scostamenti a volte imbarazzanti fra le varie cotte dello stesso prodotto.
Il che in assoluto non è proprio un male: la birra artigianale è viva, rifermentata in bottiglia con l'aggiunta del lievito, non filtrata e non pastorizzata. Che ci possano essere dei cambiamenti è quindi inevitabile; ma non ci possono nè debbono essere stravolgimenti, se non quelli messi in atto dallo stesso mastrobirraio per sua precisa scelta.
Prima dritta birraria: cercate e agguantate birre del piccolo ma già quotatissimo birrificio sardo Barley (http://www.barley.it/), del minuscolo paesino di Marcalagonis, fra Cagliari e Villasimius. Nicola, ex ingegnere idraulico, e adesso mastrobirraio a tempo pieno fa 20.000 bottiglie l'anno (un'inezia, commercialmente parlando), di 5 tipi diversi di birra: una aromatizzata al miele d'arancio (Zagara), una blanche delicatamente speziata (Friska), una ale fresca e luppolata (Sella del Diavolo, dal nome del promontorio che sta alle spalle della spiaggia del Poetto), la spettacolare e fruttatissimo Toccadibò, e la BB10, birra, come già dicevo, brassata con l'aggiunta nel mosto della birra di Sapa, mosto d'uva Cannonau cotto per 16 ore in bollitura continua. Il genio italiano, la ricchezza di una terra, la Sardegna, che si sta facendo tanto spazio. Per dirne una, le sue birre sono già esportate in America, dove se le contendono alcuni dei migliori ristoranti delle guide più quotate.
Altra produzione d'eccellenza è quella del Baladin, più volte da me citato in altri post. A Firenze ha portato la sua nuova, rivoluzionaria (birrariamente parlando) ultima scommessa, una american pale ale battezzata significativamente "Open". Open perchè viviamo in un mondo "open source", dove la soluzione di molti problemi non può risiedere se non nella condivisione delle conoscenze e delle risorse. Da qui l'esigenza di creare, da parte di Teo, nume tutelare del Baldin (e non solo), una birra socializzante, "aperta" a tutti. E per questo l'ha lanciata sul mercato insieme (e qui sta la rivoluzione copernicana) alla ricetta produttiva, con tanto di ingredienti, tempi di cottura, e accorgimenti produttivi. Ora, se c'è una cosa, nel mondo della birra, della quale i produttori sono gelosi fino alla follia, è proprio la ricetta dei propri prodotti: non la rivelerebbero neanche sotto tortura. Teo ha "rotto" la tradizione: ha detto a tutti come l'ha fatta, ha messo sulla rete la ricetta in un sito dedicato (http://www.openbaladin.com/open_beer_concorso.html) e ha fatto anche un'altra spiazzante iniziativa: ha indetto un concorso per questa estate al quale potranno partecipare tutti coloro che faranno una birra partendo dalla stessa ricetta della sua Open. Come a dire: "guardiamo un po' chi è il più bravo", "io l'ho già fatta, guardiamo chi c'è capace di migliorarla". Mai era succesa una cosa così in Italia.
Al di là di questo, la birra è eccezionale (e io sono solito adoperare raramente questo aggettivo): un mix di agrumato, speziato, asciutto e rinfrescante, che si allunga prepotentemente in bocca, lasciando un palato ricco, morbido e pulito. Berla in estate sarà una vera goduria. Il problema sarà agguantarla, ad un prezzo decente.
La reperibilità delle birre italiane, il loro costo (spesso spropositato) e il resto di ciò che ho assaggiato a Firenze, saranno gli argomenti del prossimo post, a breve.
martedì 24 marzo 2009
Allenamento professionale.....

Marzo, mese di assaggi in preparazione per il vinitaly. Se a Verona ci fosse in palio la coppa del mondo con l'allenamento fatto questa volta mi sentirei il Brasile. Si non mi sono fatto mancare niente e una volta tanto mi sono assaggiato quello che volevo e non quello che dovevo. Da vero sportivo a letto presto la sera, pranzi e cene leggere e soprattutto scelta anticipata e studiata dei vini da assaggiare. E quindi sabato mattina sono arrivato carico e pronto a quest'ultima sessione di allenamento prima del grande torneo, immaginavo persino il Trap che mi fischiava invitandomi ad avanzare…. E così presa confidenza con l'ambiente mi sono fatto delle piccole sessioni di assaggio per due giorni. Ecco il breve resoconto.
Alcuni produttori mi erano già noti, altri sinceramente no. Per prima cosa mi sono informato sulle dimensioni aziendali e con mio grande piacere mi sono reso conto che erano quasi tutti artigiani del vino e che permettevano di assaggiare praticamente tutta l'Italia. Decisamente alta, con punte di assoluta eccellenza, la qualità riscontrata. Ho assaggiato circa 90 vini e grazie alla disponibilità dei produttori ho ricevuto spiegazioni molto interessanti anche su tipologie di vino rare da trovare nella nostra zona. Ecco i miei preferiti con il commento "ufficioso".
Amarone Classico della Valpolicella DOC 2005 dell Az. Agr. Vaona Odino: classico e potente esempio di amarone, grande struttura e lunga persistenza. Si sente che è un vino importante ma non pesante, e ci vorrebbe una serata intera per pecepire tutte le aromaticità che esprime. Mi viene il desiderio di una cena a base di amarone....MUSCOLI SENZA STEROIDI.
Recioto di Soave Classico DOCG Le Sponde 2007 dell'Az. Agr. Coffele: dalla Garganega un vino dolce un colore vivace, molto aromatico, fresco e di grande piacevolezza in bocca. Nessun effetto di stucchevolezza anzi, si continua a bere. Al produttore ho detto come prima impressione che era ruffiano…. (la bibbia WS dei super esperti ha dato ben 92/100 nel 2006 credo a questo vino). Chiedo venia ma era un complimentone, un modo toscano e professionale per non dire apertamente che ne avrei bevuta un bottiglia. DOLCE ELEGANZA.
Torre di Ceparano Sangiovese di Romagna Superiore 2005 della Fattoria Zerbina: grande sangiovese quasi in purezza, alla faccia di chi non capisce l'eccellenza che si ricava da questo vitigno. Al palato asciutto, avvolgente, fresco, tannico ma di grande finezza. Di gusto tipico e quindi fruttato con ciliegia e frutta rossa e aromi terziari percettibili ma non invasivi. AMORE A PRIMA VISTA.
Bricat BAROLO 2005 di Giovanni Manzone: 50 anni l'età della vigna per questo cru dell'azienda, e si sentono tutti. Austero come ti aspetti, giovanissimo ma già espressivo come carattere, di gusto tradizionale, fatto davvero bene. Tannini importanti ma di grande finezza e buona acidità per una lungo affinamento, alcol che va ad equilibrare le naturali spigolosità giovanili. Per gli amanti della tipologia da mettere in cantina e, superata pubertà ed adolescenza, sarà protagonista. VINO DA VERI PASSIONISTI
Conclusione finale, ottimo banco d'assaggio e buona possibilità di conoscere i protagonisti del nostro amato mondo del vino. Sapete come la penso, un vino esprime sempre il carattere di chi lo produce, quando non è così mi preoccupo……
sabato 21 marzo 2009
La guerra dei Rosè(s)

Anche questo era nell’aria. O meglio, nel bicchiere. L’Unione Europea, non contenta di aver stravolto i disciplinari con la nuova Organizzazione Comune di Mercato (OCM), adesso rimescola di nuovo le carte in tavola, anzi in tavola rimescola ...i rosati.
Il progetto della UE di prossima approvazione prevede infatti che questi vini si possano ottenere anche da una miscela di uve bianche e rosse. Un bel colpo di shaker e via, il vino è servito.
Un‘ eresia per i puristi. Un colpo basso per tecniche come la pigiatura soffice, la criomacerazione sulle bucce o il salasso, usate dai nostri viticoltori per dare nobiltà e qualità a questo prodotto di nicchia che sta ingrandendosi sempre più, fino a debordare (dalla nicchia appunto) : in Italia siamo già a percentuali sul venduto complessivo intorno al 15%.
Merito della versatilità del rosè, ottimo per sostituire i rossi nella stagione estiva (si beve infatti a temperature più basse), ma anche per accompagnare piatti speziati ed etnici sempre più presenti sulla nostra tavola. Un bel jolly sempre a disposizione.
Ma d’ora in poi sarà possibile mescolare, che so, una Ribolla Gialla friulana e un Syrah siciliano per fare un bel fritto misto nord-sud che tanto sarebbe piaciuto a Garibaldi, ma forse un po’ meno ai palati di chi il vino lo apprezza davvero. D’altronde il rosato mica ci sta male sui fritti...
Ad insorgere contro la proposta europea è sopratutto la Francia, che della qualità dei rosati ha fatto negli ultimi anni un fiore all’occhiello, tanto da far loro conseguire la significativa quota di mercato del 22%, superiore a quella dei bianchi. E per una volta, beh, siamo d’accordo con gli amati-odiati cugini d’oltralpe. E con quelli di Oltrepò. Perentorio infatti anche il direttore del Consorzio di tutela dell'Oltrepò, Carlo Alberto Panont, con il suo bellicoso «Giù le mani dal rosè».
Ma andiamo ancora “oltre”. Chi è pronto a combattere accusa, probabilmente a ragione, la Commissione europea di voler eliminare le barriere enologiche della UE per aprire ai nuovi mercati, compresa la onnipresente e onnipervadente Cina.
Si spera almeno, ma non è affatto certo, anzi, che si possano differenziare in etichetta i due prodotti, lontani anni luce tra loro per qualità e filosofia di base.
In attesa della decisione definitiva UE del 27 aprile prossimo (segnatevi questa data) c’è chi propone in merito di indicare la dicitura “Tradizionale” per il rosato “vero” oppure in alternativa “Rosì” per il nuovo arrivato.
Visto che siamo in tema facciamo anche noi la nostra brava proposta. Scriviamoci “ Ro..NO”. Della serie “ Se lo conosci lo eviti”.
E allora il mondo ritorna rosa.
martedì 17 marzo 2009
Appunti di assaggio 2
Ho fatto una capatina anche a questo evento nonostante che, dopo i due della passata settimana (anzi tre considerando dolcemente prato) e dopo pranzo fuori, il fegato ed organi limitrofi ne avessero sconsigliato la presenza..
Intanto diciamo buona organizzazione, quest’anno fiera su due piani anziché uno come nelle passate edizioni, secondo piano dedicato a Borgogna e Toscana, tutti gli altri al primo.
Domenica presenza buona anche se non la bolgia di Lido quindi tranquillamente visitabile, ieri sera arrivato alle 18, poca gente, stand ormai in chiusura, espositori, stanchi, abbastanza soddisfatti nonostante, avendo scambiato qua e là due chiacchiere, l’attuale situazione non certo rosea in tutti i settori nessuno escluso. Rileggendo un po’ di appunti di quanto assaggiato, iniziato le due serate con un po’ di bollicine, un Prosecco Andreola, Franciacorta Cavalleri ed i vari Champagne presenti (Deligny, Champion, Brugnon, Mulan, Corbon), a seguire Chablis di Domaine Barat. Presenza francese direi in generale, un po’ meno importante, a mio modesto parere, rispetto alla settimana precedente in Artimino, anche se buona nei pinot della Borgona Gevrey Chambertin, Volnay 1ere e soprattutto il Clos de Vougeot di Domaine Bart e De la Tour.
Interessante il Vermentino Colli di Luni Terenzuola fresco, beverino e, sempre del solito produttore un Vermentino rosso 2008, in anteprima non ancora in commercio, colore scarico, frutto, ciliegia in particolare in bocca, da provare magari con una zuppetta di pesce.
Sempre del solito produttore con altro marchio, ligure stavolta, Giuliani e Pasini, provato un interessante Cinque Terre Sciacchetrà 2005. Vino molto particolare, più da meditazione che da dessert perché, sinceramente non saprei a quale dolce e/o biscotteria ben abbinarci, forse più un formaggio erborinato o meglio ancora…..niente… un bicchiere dopo cena seduto in poltrona davanti alla TV e poi…un altro.
Rimanendo ai bianchi e ai vini da dessert, degni di Nota il Friulano Schiopetto ed il Gewurztraminer passito trentino di Falkenstein. Poi al piano superiore, tra i toscani, sempre di buon livello il Chianti Classico tradizionale di Isola e Olena (che con Querciabella, Siro Pacenti e Montevertine erano presenti anche al Lido), il Brunello di Siro Pacenti e Poggio di Sotto.
Detto tradizionale in merito al Chianti sopra in quanto assaggiato anche altro Chianti di marchio che produce anche in Maremma, 85sangiovese e 15merlot affinato vari mesi (il numero dei mesi perso tra gli appunti) in barrique, che ne snatura la….natura di Chianti.
Non mi hanno destato grande impressione, anche per mio gusto personale, i cabernet franc e merlot in purezza, Paleo e Messorio.
Mi sono sembrati interessanti i Syrah Bosco dell’aretino Tenimenti D’Alessandro, 2006 ed anche il 2007 in anteprima, non ancora etichettato, spezie, pepe (come d'altronde ci si aspetta da un Syrah). Era presente pure il Podere Il Carnasciale con i loro due vini, Il Carnasciale ed il Caberlot quest’ultimo ultra premiato prodotto solo in magnum ed in tiratura limitata e numerata. Vitigno che dicono unico, non un uvaggio di cabernet e merlot come il nome parrebbe indicare, ma dicesi un incrocio naturale tra i due vitigni Cabernet Franc e Merlot. Facendo un giro in rete quà e là si possono incrociare anche i prezzi per queste magnum.
Lasciamo perdere e torniamo a parlare di vino: note maggiormente positive della serata, il Teroldego di Foradori, sia annata 2006 che 2007 (bel frutto in bocca, vino subito piacevole quasi un po’ “ruffiano” come definito dallo stesso, gentilissimo e disponibilissimo produttore) e la mia personale sorpresa positiva dell’Etna rosso, nerello mascalese quasi in purezza (piccola percentuale di nerello cappuccio) produttore, anch’egli molto gentile, Terre Nere, etichette S.Spirito e Guardiola entrambi 2007, che mostrava foto dei propri vigneti (situati tra i 600 ed i 1.000metri di altitudine) di 15 giorni fa con filari imbiancati dalla neve abbondante.
Per ultimo, ma qui chiedo aiuto al nostro esperto birraio Alberto, assaggiato anche i 5 prodotti portati dalla toscana (in provincia di Lucca) Bruton e mi sono sembrate 5 birre veramente ottime, dalla bianca base alla Lilith (ottima), Stoner, Momus tutte servite alla spina poi l’ultima servita in bottiglia la 10 (10°).
Ciao alla prossima
venerdì 13 marzo 2009
Degustando in collina

Interessante la selezione delle aziende che si presentano, produttori di qualità assoluta rappresentativi della produzione vinicoaitaliana, molto bella la struttura che ospita l'evento. Saremo inoltre presenti con uno spazio dedicato alle info per gli iscritti alla mailing list winelovers.carmignano ed al club Amici DOC della Tenuta di Cantagallo.
L'ingresso è ovviamente gratuito.
Mi piacerebbe sapere le vostre impressioni sui vini e sugli oli assaggiati.
Ecco il programma delle due giornate.
22 e 23 Marzo 2009
Degustazione di Vini e Oli dei Produttori di Selezione Fattorie
dalle ore 11 alle ore 19
presso la Tenuta Cantagallo - Capraia Fiorentina, Via Valicarda 35
Ingresso libero, con la possibilità di degustare una eccellente selezione di vini ed oli abbinata ad un occasione di incontro con i nostri Vignaioli e Olivicoltori
presenti alle giornate.
L'elenco delle aziende le trovate qui:
http://picasaweb.google.it/lh/photo/eQkwcBshilq3E4KowvYcxw?feat=directlink
giovedì 12 marzo 2009
Tagliata di sera.....

Anticipo di primavera
Giovedì 19 marzo
Bottega Peruzzi - Artimino
Ore 21.00
Menù:
Sformatino di zucca e carote
abbinato con Kerner
Tortelli di patate al ragù
Abbinati al Rosso di Montalcino DOC
Tagliata al pecorino e insalata
Abbinata ad un Carmignano Riserva DOCG
Prezzo : 30 euro
Prenotazioni sino alle 20 di mercoledì 18 marzo
Per info scrivere a winelovers.carmignano@gmail.com
o telefonare al 346.0808092 - Andrea
mercoledì 11 marzo 2009
I ragazzi dell'acquabona
martedì 10 marzo 2009
Appunti disordinati d'assaggio
Dopo questi due giorni intensi di degustazioni volevo anch’io condividere le impressioni ricavate dai due eventi.
TERRE DI TOSCANA – LIDO DI CAMAIORE
Beh sicuramente il lunedì sarebbe stato il giorno ideale per poter apprezzare l’evento. Ma ero lì domenica pomeriggio , ed era quasi una bolgia, e per finire la serata anche il rientro via autostrada non è stato dei più agevoli. Mi ero anche fatto una specie di scaletta di prodotti da assaggiare ma tutto saltato e quindi si entrava laddove era possibile, quindi così alla rinfusa, riguardando gli appunti (disordinati appunto) dei circa 35 assaggi posso dire che oltre ai soliti noti I sodi, Lupicaia, Grattamacco, oltre a Chianti classico come isole e Olena ho apprezzato i vari Brunelli.
Veramente notevole concordo il Canalicchio di Franco Pacenti (anche l’annata 2003 oltre alla 2004) che non conoscevo ma visto che ci era consigliato nel suo post dal più esperto ed intenditore Andrea ne ero incuriosito. Sempre ottimo Siro Pacenti (il cognome è un marchio di qualità in zona pare, quest’ultimo lo ritroveremo a Prato domenica per chi verrà alla degustazione di heres), poi Pietroso che avevamo già apprezzato anche alcune settimane fa nelle serate di Artimino e Conti Costanti.
Poi ottima impressione da Villa Petriolo ad iniziare dal loro bianco siciliano Nakonè, uno Chardonnay siciliano finalmente non solo per amanti del parquet ed i Chianti Rosae Mnemosis e Villa Petriolo.
MEREGALLI - ARTIMINO
Sempre un bellissimo evento, di lunedì e nella bella location della villa la Ferdinanda.
Anche qui così di getto, tra i 30 assaggi fatti, mi vengono in mente gli Champagne Bollinger ed Ayala nelle varie versioni assaggiate, l’Amarone ed il bellissimo Recioto Speri, il Sagrantino 2004 e 2005 Rocca di Fabbri ed il loro Sagrantino Passito, il Carignano di Argiolas recensito da Andrea Biagioni nel suo post, il particolare La Cappuccina Carmenos vino dolce veneto (da vitigni Carmenere ed Oseleta, il primo originario della regione francese del Medoc oggi diffuso soprattutto sulle Ande -Cile perlopiù- mentre il secondo autoctono della valpolicella - - “0seleta” uccellino in dialetto veneto), tra i Francesi lo Chablis 1er cru di Domaine Laroche, il Pinot Nero della Borgogna Gevrey Cambertin di Chanson, lo Chateuax Haut Brion Bahans 2002 ed il Sauternes Chateau Guiraud. Poi ancora lo Jerez Pedro Ximenez 15anni di Ximenez Spinola e per finire un armagnac. Quest’ultimo, come tutti i liquori di gradazione elevata, non è sinceramente tra le mie passioni, anzi, ma poiché al banco il sommelier era pure un amico, ho chiesto assaggio di qualcosa di notevole ed il Bas Armagnac Millesime 1997 di Samalens mi è sembrato veramente ottimo ed i suoi 42° non così devastanti.
Una delusione? A mio modesto parere, il famoso “aia”, anche se annata 2005 e quindi da risentire quando non più bambinetto.
Ed ora qualche giorno di tregua prima di domenica (se il fegato accetta nuova prova...)
ciao
lunedì 9 marzo 2009
Sulcis in fundo

Commento a caldo: Meregalli è un’esperienza unica. Tantissimi (forse troppi, ehm) assaggi di alta qualità, italiani ed esteri. Abbiamo iniziato con un Bollinger (anzi tre per l’esattezza...) e chiuso con un Pedro Ximenes di 15 anni. Scusate se è poco.
Noi del blog dobbiamo davvero ringraziare Stefano per la segnalazione. E chi si è perso questo piacere, beh, deve segnarsi sin d’ora in agenda (se non ce l’ha se la compri, poffare) l’impegno in rosso per l’anno prossimo.
Tanti assaggi di nuovi sapori, dicevamo. E, dulcis in fundo, una sorpresa. Il Carignano. Che a pensarci bene è quasi un Carmignano. Ma sto divagando ehm...
Vitigno non rinomatissimo da noi ma assai diffuso oltralpe, proveniente dalla Spagna e principalmente da Carifiera in Aragona (da qui il nome), ci ha stupito per l’eleganza e la buona struttura, con tannini morbidi e persistenti. Nella fattispecie l’azienda produttrice era Argiolas, nota azienda del sud della Sardegna che coltiva il Carignano quasi in riva al mare nel Sulcis. L’arenaria delle terre, che trattiene l’umidità notturna, contribuisce a far nascere uve ricche e vitigni opulenti. L’ "Is Solinas" ,questo il nome del prodotto di Argiolas, Carignano quasi in purezza con un pizzico di raro bovale sardo, si è rivelato vino piacevolissimo. Rosso rubino intenso alla vista, dotato di armonia, pienezza, persistenza, tanta frutta al palato e molto intenso al naso. Grazie probabilmente anche all’utilizzo del delestage, tecnica che consente un’ottimale macerazione delle bucce. Insomma una goduria da provare. Sopratutto se abbiamo in dispensa salsicce o formaggi sardi o (capita più spesso in effetti) un bel primo con ragù di carne. E allora il Carignano... ci dà una mano.
domenica 8 marzo 2009
Taste - Stazione Leopolda
Il prossimo fine settimana, per la precisione da sabato 14 a lunedi 16 marzo, alla Stazione Leopolda di Firenze andrà in scena la IV edizione di Taste (http://www.pittimmagine.com/it/fiere/taste/index.php) . Il Salone, nato da un’idea del “gastronauta” Davide Paolini ( http://www.gastronauta.it) e organizzato da Pitti Immagine, è un percorso dedicato alla scoperta della diversità culturale e biologica dei cibi, dal caffè ai salumi, dalla cioccolata al vino, dal the ai formaggi, tutti proposti in assaggio al visitatore. E’ una interessante esperienza gustativa, alla quale ho partecipato per la prima volta l’anno scorso. Visto il riscontro positivo che ne ho avuto, sono qui a consigliare a chi ne abbia la curiosità una “visitina” nella splendida location della Stazione Leopolda, anche perché saranno presenti, fra gli espositori (oltre 170), anche nove birrifici artigianali italiani con i loro prodotti. I loro nomi forse vi diranno poco, ma garantisco che rappresentano la fascia alta (e in alcuni casi altissima) della produzione birraria di qualità in Italia.
L’abruzzese Almond 22, il piemontese Baladin (citato da me a più riprese, il top in Italia), i toscani Bruton (Lucca) e L’Olmaia (Montepulciano), il sardo Barley (non vi fate scappare, se c’è, la loro BB10 brassata con l’aggiunta di sapa di Cannonau nel mosto di birra), la reatina Birra del Borgo (se ci fosse la sua Sedicigradi sarebbe un vero e proprio evento), i ragazzi del 32 via dei Birrai del Monte Grappa, il pluripremiato Birrificio del Ducato dalle birre spesso estreme, il milanese Birrificio Lodigiano, oltre a far assaggiare le proprie birre, le metteranno anche in vendita nel taste shop posto alla fine del percorso gustativo. I prezzi, l’anno scorso, erano più che corretti: speriamo che anche quest’anno la tradizione sia mantenuta.
Buon viaggio (enogastronomico).
giovedì 5 marzo 2009
La birra religiosa
Ci eravamo lasciati con i celti, che a partire dal I secolo d. C., danno un’accellerata alla tecnica produttiva della birra: utilizzano pietre riscaldate per la cottura, introducono l’uso di botti di legno per la conservazione, aromatizzano le proprie birre, “inventano” una pozione a base di birra ed idromele, e i Druidi (i loro sacerdoti) creano un'infusione magica dai poteri curativi impiegando la salvia, mescolata al mosto di birra (è questa la magica bevanda di Asterix!).
E piace, a loro, la birra, e non solo a loro: con la progressiva conquista da parte delle popolazioni Germaniche dell’Europa, la birra si afferma come la bevanda più diffusa. Alla Chiesa nascente però la birra piace meno: fino al VI secolo, infatti, la chiesa romana vede nel consumo di birra una vera e propria adesione a riti e tradizioni pagane, per questo la considera una bevanda di serie B, relegandola “moralmente” in un angolo. Le

La produzione di birra monastica debutta nel 770 circa, nell'Abbazia di Gorze nella regione della Mosella. Nel monastero di S. Gallo (Svizzera), fin dall’820, si producevano già tre tipi di birre: la “prima melior”, la più ricca di malti e zuccheri e riservata agli ospiti illustri; la “secunda”, meno ricca e riservata ai monaci (che potevano berne fino a 5 “misure”); la “ tertia”, offerta in elemosina ai pellegrini e ai mendicanti. I monaci perfezionano i metodi di brassaggio e ne rimangono, fino almeno al XII - XIVI secolo, gli esclusivi detentori delle conoscenze e delle tecniche. E’ di una suora, Hilgedard von Bingen (1098-1179), botanica (fra le altre cose) dell'Abbazia di St. Rupert in Germania, la scoperta delle qualità particolari del luppolo, fino ad allora mai usato per la produzione birraria; ne sottolinea la capacità di arrestare la putrefazione del mosto di birra, allungandone la vita, e di conferire alla birra un gusto più fresco ed asciutto. Si ritiene che i monaci dell’Europa centrale siano state i primi a sfruttare su larga scala la scoperta della monaca tedesca: e non erano pochi. All'epoca della loro massima diffusion

La produzione birraria dei monaci continua regolarmente fino alla rivoluzione francese, che spazza via più dell’80% delle residenze monastiche in Europa. La successiva rivoluzione industriale e le nuove leggi del mercato penalizzano sempre di più la residua produzione, rigorosamente artigianale, dei monaci, che si defilano sempre di più dal contesto produttivo generale. Si defilano, ma non si eclissano: questo grazie ad un piccolo gruppo di benedettini, i “duri e puri” Padri Trappisti dell’ Ordine dei Cisterciensi della Stretta Osservanza. Delle 20 e più abbazie produttrici di birre che potevano vantare in tutta Europa prima della rivoluzione francese, ne restano non più di otto, ma toste, che producono (grazie a Dio!) ostinatamente splendidi esempi di bir

• La birra deve essere prodotta all'interno delle mura di un'abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro diretto controllo.• La produzione, la scelta dei processi produttivi e l'orientamento commerciale devono dipendere dalla comunità monastica.• Lo scopo economico della produzione di birra deve essere diretto al sostentamento dei monaci, alla beneficienza e non al profitto finanziario.
E in Italia? Le birre trappiste arrivano anche da noi, e ne parlerò più diffusamente in altri post; e da un po’ c’è un interessante esperimento, quello dei monaci della Cascinazza …..
(Per chi volesse approfondire l’argomento, qui di seguito i link delle tre sezioni del report storico più ampio che ho fatto per il blog inbirrerya:
http://inbirrerya.blogspot.com/2007/09/i-trappisti-e-le-birre-parte-1.html
http://inbirrerya.blogspot.com/2007/09/i-trappisti-e-le-birre-parte-2.htmlhttp://inbirrerya.blogspot.com/2007/10/i-trappisti-e-la-birra-parte-3.html
Alberto
Terre di Toscana: consigli per l'assaggio
